Così vicine eppure così lontane

gravSiamo così vicine, eppure così lontane. E’ strano pensare come tu che mi sei vicina come mai nessuno potrà esserlo,  allo stesso tempo sei tanto distante.

Sei dentro di me. Ascolti i miei battiti, il mio respiro, la mia voce e tutto ciò che accade intorno a me. Senti le mie carezze, le mie mani che massaggiano lentamente l’olio di mandorle ogni sera e senti il mio affanno quando salgo le scale. Attraverso di me assapori la pizza al prosciutto e funghi, il sushi e le insalatone, che amo mangiare ora più che mai, probabilmente perché ne sei anche tu molto ghiotta.

Posso dire che ormai faccio tutto in funzione alle mie nuove esigenze, che in realtà sono anche le tue. Cerco ogni giorno di rallentare i ritmi, non lascio più la macchina troppo lontano dal lavoro, da quando l’ultima volta la strada ha cominciato a girare intorno a me, e oggi parteciperò alla mia ultima lezione di tennis, perché tra pochi giorni entrerò nel settimo mese.

Sette mesi insieme, vicine, vicinissime. Il mio corpo cambia, la mia pancia si arrotonda e percepisco la tua lenta e costante crescita ogni giorno. Tutte le mattine, appena sveglia, tocco il pancino che sta diventando pancione e resto in attesa dei tuoi movimenti. A volte ti svegli con me e a volte sonnecchi ancora, ma ti sento poco dopo mentre porto tuo fratello a scuola. Mi tieni compagnia con i tuoi movimenti sempre più forti e decisi.

Siamo unite, indivisibili ancora per due mesi, ma allo stesso tempo non lo siamo. Paradossalmente, siamo attaccate l’una all’altra, ma siamo così lontane. Non ti posso accarezzare, non posso baciarti, coccolarti e osservare le tue espressioni. Non mi è possibile vederti, se non attraverso uno schermo in bianco e nero una volta al mese.

Vorrei guardarti negli occhi e vorrei poterti sussurrare all’orecchio che ti voglio bene. Vorrei prenderti in braccio, accarezzare le tue guance e insegnarti a guardare il mondo. Ti amo infinitamente, ma ancora non ti conosco.

Siamo così vicine, eppure così lontane. Ma, pazientemente, aspetterò il momento giusto, il momento che tu riterrai più giusto, per poter essere vicina a te, più che mai.

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Oggi non è l’8 marzo

Donna“Il mio pensiero odierno va, in primo luogo, alla mia bambina che nascerà a giugno e alla sua meravigliosa mamma. Ad ogni modo, sono al fianco di tutte le donne che si battono per una società paritaria”. Questa frase l’ha scritta il tuo papà qualche giorno fa su Facebook, l’8 marzo di preciso, la Giornata Internazionale della Donna. E non Festa della Donna come la gran parte delle persone continua a chiamarla, non capendo che non si tratta di una festa. Non c’è nulla da festeggiare.

Tu penserai: ma a che serve una Giornata Internazionale della Donna? Piccola mia, effettivamente in una società paritaria, in un mondo equo senza soprusi e discriminazioni verso il genere femminile, non servirebbe a nulla. Ma purtroppo non è così. Ogni giorno in tutto il mondo moltissime donne, ragazze e bambine subiscono  non solo violenze fisiche e psicologiche, ma anche a livello educativo, morale, economico e sociale. Ogni giorno in tutto il mondo, proprio così.

Non intendo spaventarti, ma con ciò voglio farti capire la realtà e confido nella tua generazione affinché la situazione femminile possa migliorare. Mi piace pensare che quando crescerai donne e uomini lotteranno gli uni accanto agli altri per i diritti di tutti, perché è proprio questo ciò che manca nel nostro presente. Infatti, accade spesso che molti uomini, pur non criticando le proteste di noi donne contro il sessismo e il maschilismo, non agiscono, non partecipano e restano a guardare silenziosi. Invece, dovrebbero essere proprio loro a voler lottare al nostro fianco, perché una società con reali pari opportunità e pari diritti è un posto migliore per tutti, donne e uomini.

Oggi non è l’8 marzo, ormai accantonato insieme a tutti i buoni propositi che ogni anno si ripetono e si dimenticano, e proprio perché non lo è dobbiamo continuare a parlare, scrivere e discutere sulla condizione femminile, sul bisogno di educare e formare al reciproco rispetto le donne e gli uomini, e sulla necessità di lavorare sulla cultura che sarà trasmessa a te e alla tua generazione.

Nel nostro piccolo, tuo papà, tuo fratello ed io ci stiamo riuscendo, sarai accolta in una famiglia equilibrata e paritaria. Spero che anche il mondo là fuori possa accoglierti allo stesso modo. Nonostante tutto, non riesco a smettere di sognare.

Oggi sono io e tu domani sarai te stessa

donna che vola_500x453Mi sento diversa. Dieci anni fa avevo il pancione, proprio come quello in cui tu ora sguazzi, ma allora c’era tuo fratello. Ti ho già parlato di lui, sicuramente avrai già sentito piuttosto di frequente la sua voce, quando mi chiede cosa stai facendo in questo momento e ti chiama in attesa di un tuo movimento.

Come ti dicevo, mi sento diversa, diversa rispetto a dieci anni fa. Non perché più giovane, forse è quello che mi importa meno, ma perché credo di essere cambiata nel modo in cui vedo e percepisco la vita.

Tempo fa, ho fatto delle scelte che oggi non avrei mai preso in considerazione. A chi non è mai successo? Ma ciò che rende strane le mie decisioni di anni fa, è il fatto che pur essendo giovane ero un po’ vecchia. Un fidanzatino da adolescente, diventato mio marito a ventidue anni e poi papà di tuo fratello, dieci anni fa. Tantissime persone fanno scelte simili a quelle che ho fatto io, lo so, ma per quanto mi riguarda, è stato come spegnere l’interruttore delle alternative e, forse, dei sogni. Bada bene, sono stata anche felice e, sinceramente, non tornerei mai indietro, perché quella vita mi ha regalato tuo fratello. Non cambierei nulla, perché ogni passo che ho fatto mi ha portata in questo magnifico presente.

Ciò che voglio spiegarti è che oggi, pur essendo più vecchia, sono giovane nel modo di agire e di pensare. Qualche anno fa mi sono svegliata all’improvviso  e sono fuggita dal limbo dell’immobilità. Prima ero immobile. Lo ero sia fisicamente e sia mentalmente. Ero diventata pigra, avevo lasciato alle spalle quindici anni di danza poco prima di sposarmi, per sedermi sul divano. Non amavo le lunghe camminate, e forse neanche quelle brevi, evitavo la bicicletta come un oggetto immondo e al mare mi facevo trascinare dalle onde, così come mi facevo trascinare dalla vita. In quei pochi attimi di mobilità che ho avuto in quello strano periodo, ho deciso di riprendere gli studi e iscrivermi all’università, proprio perché qualcosa dentro di me stava per esplodere. Mi sono laureata scrivendo la tesi allattando tuo fratello e discutendola mentre dietro di me lo sentivo dire “mamma vieni qui” e tua nonna cercava di farlo stare tranquillo. E’ seguito lo stage, il nuovo lavoro ma poi di nuovo l’immobilità, perché la persona a me più vicina non capiva e cercava di frenare e di reprimere, probabilmente per paura, questa mia voglia di muovermi, di uscire dallo stallo.

Dunque, sono volata via. E sono arrivata qui con te, tuo fratello, il tuo papà e… me stessa. Adesso, non cammino, ma corro e sul divano mi ci butto solo dopo una giornata di movimento fisico e mentale.

Oggi sono diversa, ma “oggi sono io”, come dice una famosa canzone.

Con tutto ciò voglio farti capire che durante il tuo percorso di crescita, perché non si smette mai di crescere, devi sempre restare coerente con te stessa. Fai le tue scelte, i tuoi errori e prendi le tue decisioni rimanendo sempre fedele a te e alla tua personalità, anche se ciò vorrà dire cambiare strada improvvisamente e deludere qualcuno.

L’importante, piccola mia, è che tu non deluda mai te stessa.

Qual è la famiglia normale?

FamigliaQuesto pomeriggio l’ho dedicato a te, a noi. Abbiamo fatto un lungo bagno, con la musica e un bel libro, le cui pagine ora si sono un po’ raggrinzite per via delle mie dita bagnate. Temo di averti spaventata quando ho acceso l’idromassaggio, perché hai all’improvviso cominciato  a scalciare nella mia pancia. O, forse, è stato solo il tuo modo di dimostrarmi la tua contentezza per le coccole che ci stavamo facendo, in un mondo improvvisamente diventato solo nostro.

Siamo state da sole, io e te, perchè tuo papà era a una riunione e tuo fratello non era in casa. Quanto è ingombrante la sua assenza. Tuo fratello ha passato la giornata con suo papà, non con tuo papà. Ebbene, tu e tuo fratello avete due papà diversi. Per te, che crescerai nella nostra famiglia, sarà una cosa normale, però altre persone potrebbero pensarla diversamente. Queste “altre persone”, infatti, pensano che una famiglia normale, o come solitamente viene chiamata “tradizionale”, sia composta solamente da una mamma, un papà e due o tre figli. Quanto di più sbagliato! La famiglia “tradizionale” è una creazione relativamente recentemente, a differenza di quanto si crede. Le famiglie di una volta, quelle davvero tradizionali, erano più ampie, spesso ne facevano parte anche i nonni, gli zii e i cugini.

Ti accorgerai che esistono tanti tipi di famiglie, di varie forme e colori, che sono belle e felici, come esistono anche delle famiglie cosiddette “tradizionali” che sono infelici. Ci sono famiglie in cui c’è solo la mamma o solo il papà, famiglie dove ci sono solo i genitori senza fratelli e sorelle, ci sono famiglie in cui convivono anche i nonni, altre in cui ci sono due mamme o due papà, altre con una mamma e un papà, altre ancora simili alla nostra.

Sai che cosa rende in realtà una famiglia, una vera famiglia? L’amore, solo l’amore. Ciò che la rende solida e felice è  l’armonia e la serenità tra le persone che ne fanno parte.

Quindi piccola mia, qual è la famiglia normale? La famiglia normale è quella che ti farà sentire ogni giorno amata e apprezzata. E’ quella dove ci saranno delle regole che talvolta troverai incomprensibili, quella in cui spesso litigherai e ti confronterai. E’ quella che cercherà di indicarti la strada giusta e che sarà sempre pronta a sostenerti e a proteggerti nel percorso che deciderai di intraprendere nella tua vita.

L’unica cosa che ha di prestabilito una famiglia normale non è la forma, ma l’amore.

Sei una bimba

cropped-img_0856.jpgSei una bimba. Quando con gli occhi puntati sul monitor l’ecografista mi ha dato la notizia, sono rimasta impassibile, fredda come il gel spalmato sulla mia pancia. Lo speravo a tal punto, che sono rimasta zitta e incredula. Non che abbia qualcosa contro il genere maschile, il tuo fratellino lo sa bene. Ma ora io voglio te e ti voglio a tal punto, che temo che nella prossima ecografia mi venga detto che non sei tu, è stato un errore.

E’ da sei mesi che cresci dentro la mia pancia e da due che ti fai sentire, scalci e fai capriole. Fino ad ora ti è stato possibile, ma presto non avrai più spazio e ti preparerai per scalciare nel mondo.

Tu devi scalciare nel mondo, questa è la prima cosa che ti voglio dire. Devi scalciare perché nascere e crescere  femmina non è semplicissimo oggigiorno, come non lo è mai stato in passato. Qualcuno ti dirà che certe cose le potrai fare e altre no, proprio perché sei una femmina, ti diranno che il tuo colore preferito è il rosa e ti regaleranno giocattoli e vestiti rosa, ti verrà detto che le femmine sono gentili e che giocare o fare certe cose è da maschiaccio. Crescendo ti vorranno far capire che certe scuole e certi lavori sono più adatti alle donne, che il modo in cui ti muovi e ti vesti è meglio se femminile. Cercheranno di inculcarti che il sogno di ogni donna è quello di sposarsi e fare figli e che la carriera, i tuoi interessi e le tue passioni non sono una priorità, potranno essere sacrificati per tuo marito e i tuoi figli. Ti diranno che è colpa delle donne se i matrimoni finiscono e le violenze di genere esistono. Giudicheranno le tue scelte di vita e condanneranno la tua libertà di scelta e di autodeterminazione sul tuo corpo. Insomma, piccola mia, la caccia alle streghe non è mai finita.

Ma nella nostra famiglia siamo tutte streghe e lo sarai anche tu, lo sei già. Tu scalcerai, proprio come me e le donne della nostra famiglia.